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Nottingham_2013
Partiamo giovedì sera alle 20.30 da Treviso dove l’aereo (con mezz’ora di anticipo) ci porta all’aeroporto di East Midland. Assetati come non mai prendiamo un taxi che in 20 minuti ci scarica al nostro albergo (il solito Travelodge) situato in pieno centro. Depositati i bagagli in men che non si dica ci troviamo appoggiati al bancone del Wetherspoon “Joseph Else” e si inizia! Esordio con una Adman’s Ghost Ship molto amara per una partenza perfetta. Purtroppo non riusciamo a fare il bis perché sono ormai le 23 e non si può più ordinare. Affranti facciamo un giro per la deserta Old Market Place e svoltando per Angel Row capitiamo davanti al Bell Inn dove c’è musica dal vivo e soprattutto servono ancora da bere! Ci fiondiamo all’interno dove troviamo un ambiente caldo e simpatico (a differenza del Wetherspoon) e così iniziamo con l’omonima birra una “Bell Inn” prodotto dalla Monkey Brewery appositamente per il locale. Non è male ma dopo l’Adman’s d’esordio ci sembra un po’ troppo smooth e così passiamo ad una Abbot Ale la serata musicale sta ormai per finire e così chiudiamo con un tributo al “patrono” di Nottingham: una Robin Hood della Nottingham Brewery per tutti!
"Looking for Robin Hood "
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Rygby's
The Nova Scotia
The Knights Templar
The Poste House
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The Yorkshire Terrier
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The Kean's Head
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Il giorno dopo ci svegliamo sotto un cielo plumbeo e così, dopo colazione, usciamo a fare due passi per visitare la città. Passiamo per Old Market Square, la piazza principale (che è praticamente deserta) percorriamo Victoria Street, imbocchiamo Warser Gate al termine della quale si trova The Old Angel Inn che purtroppo è chiuso, così torniamo indietro per qualche metro e ci infiliamo in St. Mary’s Gate con a fianco l’omonima Chiesa (St. Mary’s Church) e proprio di fronte c’è l’ingresso del “Kean’s Head”.
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The Castle Rock Brewery
Il pub non è proprio dei più belli si risolve infatti in una grande sala in fondo alla quale si trova un bancone ben fornito. Ci accomodiamo in un tavolino all’angolo del locale ed iniziamo con Harvest per me, una Ale tranquilla 3.9%, Checco prende una Screech On, mentre Denis osa una Hop Dog molto amara. Tutte le birre sono prodotte dalla Castle Rock Brewery e dato che ci ispirano recuperiamo i nostri giubbotti e ci incamminiamo  verso Queen’s bridge road dove ha sede la birreria e dopo circa 10 minuti di cammino ed aver attraversato il canale varchiamo la soglia del Vat & Fiddle il “Tap” della birreria.
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Il pub è piuttosto ampio, un bel bancone all’ingresso con diversi tavolini che lo circondano ed un’altra sala sulla destra, ci sono anche delle sale dedicate all’assaggio delle varie birre (per chi ha fatto il tour della birreria) e per l’acquisto di gadgets. Non siamo in orario di visite (e siamo anche troppo pochi bisogna essere almeno in 10) così prendiamo posto in uno dei tavolini di fronte al bancone e partiamo con 3 Sheriff’s Tipple 3.4% con un buon profumo di luppolo fresco (dry hopping?), visto che sono ormai le 13.30 ordiniamo qualcosa da mangiare, Ratatuille per tutti: peperone con all’interno formaggio di capra farcito al pepe servito con insalata fresca e pane all’aglio veramente buono. Lo accompagnamo con tre Preservation 4.4% molto buona anche questa, visto che non c’è il caffè io chiudo il pranzo con una “Black Gold” una mild, Denis con una Elsie Mo e Checco con una Steward Adams. Prima di uscire facciamo un giro per il negozietto ed acquistiamo 3 magliette della birreria. Ringalluzziti rientriamo verso il centro, passiamo nei pressi del Castello e dopo la classica foto con la statua di Robin Hood andiamo a far visita al pub più vecchio d’Inghilterra: “Ye Olde Trip to Jerusalem”. Sarà anche un pub turistico ma è splendido, scavato nella roccia con delle sale al piano superiore e le “Cellar” sottoterra. Al pian terreno ci sono due stanze tra le quali è inserito il banco con una mezza dozzina di pompe: sono tutti molto cordiali e così ci facciamo consigliare da Kiwy il barman (mi auguro sia un soprannome) che ci fa partire con la regina del locale una “Olde Trip” birra ben equilibrata con sapori di malto in partenza mentre in chiusura rimane il tipico amaro del luppolo (sembrerebbe un “Citra”). Purtroppo, vista la concomitanza del Camra  Nottingham Festival, non è possibile visitare le Cantine (le famose Cave Cellar) così ci consoliamo con una “Extra Pale Ale” della Nottingham Brewery.
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Fellows Morton & Clayton
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Usciti attraversiamo la strada ed entriamo al Fothergills, pub molto più moderno e freddino, qui prendiamo due Tiger (abbiamo visto parecchia pubblicità in giro per la città) ma non ci convince, mentre la Shipstone’s Bitter (3.8%) è decisamente meglio. Dissetatici ripartiamo per il nostro pub crawl e torniamo nei pressi del Canale precisamente in Canal Street al nr.54 per entrare al Fellows Morton & Clayton (il locale prende il nome da quella che è stata per tutto il 20° secolo la compagnia di trasporti fluviale più grande dell’Inghilterra). Il pub è affollatissimo e noi, come sempre, ci fermiamo al banco che situato nella sala d’ingresso alle spalle del quale, scendendo un paio di scalini, si apre un’ampia sala dove è possibile anche mangiare. Non è ancora ora di cena e così iniziamo con una Timothy Taylor. Qualche minuto dopo udiamo qualcuno parlare in italiano e scopriamo che si trovano a Nottingham per partecipare alla Festa del Camra e sono accompagnati da Kuaska.
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The Olde Dolphin Inn
Ecco un pub come piace a noi: ingresso stretto che conduce alla sala principale lievemente rialzata in testa alla quale si trova il bancone e dietro a questo spiccano altre tre salette molto piccole ed accoglienti: una di queste ha un caminetto e dei divanetti in pelle, un’altra ha il bersaglio per le freccette e la terza ha una libreria discretamente fornita ma soprattutto tutte e 3 hanno una finestrella che dà sul bancone veramente previdenti questi inglesi! Noi iniziamo la nostra avventura con una “Bass” 4,4% spinata a dovere e veramente squisita, talmente buona che ci evapora in bocca e così proseguiamo con una “Easy Rider” 4.3% della Kelham Brewery di Sheffield fresca leggermente ambrata con un retro gusto di scorza di limone ed una “Pride of Sheffield” 4% dal colore ambrato con malti inglesi e luppoli americani per accompagnarle ci facciamo qualche bustina di “Pork Skratching” (alla faccia del colesterolo). La seconda tappa di Derby ci porta al “Flower Pot” pub più moderno ma non meno accogliente.
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Derby Brewery Tap
Io scelgo una “Hop till you drop” 3.9% un’ottima bionda fruttata, Checco invece prende una “Quintessential” 5.8% mentre Denis, (il solito luminare) prende una “Triple hop” 4.1% con luppoli Goldings, Challenger e Northdown (quest’ultimo irlandese usato anche per la Guinness). Acquistiamo una maglietta della birreria e, consigliati dal barman, usciamo e giriamo l’angolo per entrare all’Exeter Arms,
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Exteter Arms
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The Royal Children
musica e ci servono, con ottima maestria, una pinta di “Flying Scotsman” 4% della Caledonian. Il  giorno successivo, domenica, ripartiamo con una colazione al solito Wetherspoon che Denis accompagna con una “Green King Ipa”, succo d’arancia per me e Checco. Fatta la colazione usciamo sotto la solita pioggia e decidiamo di prendere una taxi per arrivare alla Nottingham Brewery, dopo una lunga discussione con un taxista che insisteva sul fatto che la Nottingham Brewery non esisteva, chiediamo di farci portare in St. Peters street dove gli dimostriamo l’esistenza del birrificio. Arriviamo verso le 10.30 e il scopriamo che Tap della birreria “The Plough Inn” è ancora chiuso, gironzoliamo per il cortile e dalla porta secondaria del pub esce una signora che ci dice che il pub apre a mezzogiorno ma ci invita comunque ad entrare e, chiaramente, a bere una birra.
The Last Drop Inn
The Red Lion
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Hand & Heart
Facciamo un'altra tappa in Derby Road al "Hand & Heart, il pub è molto bello, bancone all’ingresso ed al suo fianco un ampio arco apre ad una serie di sale le cui pareti ed il soffitto sono state ricavate dalla roccia. Come sempre ci appropinquiamo al banco e chiediamo la birra più amara, ci fanno assaggiare, e scegliamo, una “Inter Galactic” della Blue Father Brewery 4,8%; effettivamente proprio l’amaro che cercavamo in una birra ben bilanciata con un ottimo corpo la beviamo in compagnia di un gruppo di simpatici ragazzi con i quali facciamo qualche foto e ci scambiamo le e-mail.
Così Denis chiama Kuaska a bere una birra con noi e dopo la foto di rito (ed un’altra Timothy Taylor) rientriamo verso il centro e per cena scegliamo “The Major Oak”. Il pub ha due ingressi uno in Pellham Road ed uno in Victoria Street noi accediamo da Victoria Street ed accomodatici prendiamo una Snake Ale per accompagnare un’ottima Rump Steak. Una volta rifocillati riprendiamo Victoria Street e ci incamminiamo verso High Pavement street per andare al Cook & Hoop per la birra della staffa.
Qui assaggiamo un paio di birre prodotte dalla Dancing Duck Brewery di Derby. Iniziamo con una “Ay Up” 3.9% birra fresca e beverina e chiudiamo con una “22” 4.3% un ottimo prodotto con sentori di frutti di bosco e con un forte retrogusto di luppolo. il giorno dopo, sabato, ci rechiamo al Wetherspoon “The Roebuck Inn” in St. James’s street dove, davanti ad una colazione pantagruelica (uova, salsicce, patate, bacon, fagioli, pomodori, pane ecc) decidiamo di andare a Derby. Così ci incamminiamo verso la stazione dove prendiamo un treno che in 20 minuti ci porta a Derby. La città, non molto grande, non sembra male e dopo aver fatto quattro passi per il centro e visitato il mercatino arriviamo davanti alla Cattedrale ma  dopo un brevissimo consulto decidiamo di fare ancora 20 metri ed entriamo nella vera Cattedrale: “The Olde Dolphin Inn” il pub più veccchio di Derby.
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The Flower Pot
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L’ingresso è molto ampio con un bancone molto lungo in fondo al quale c’è una sala con una parete trasparente dove si possono ammirare le varie cask della birreria, c’è inoltre un’altra sala, dove prendiamo posto, con una parete ricoperta di libri. Noi iniziamo con una Marston Pedigree, una “eversong” delle Durham Brewery ed una “Sunsplash” della Ramsbury Brewery. Anche qui il personale e i clienti sono veramente cordiali e gentili infatti chiediamo di acquistare una maglietta del pub ma dato che non ne hanno più ci regalano una maglietta della Hobgoblin. Usciamo e ci dirigiamo verso il fiume Derwent e una volta attraversato entriamo nel Brewery tap della Derby Brewery (pub of the Year del 2009).
altro pub bellissimo già in atmosfera Halloween con zucche ovunque e le salette illuminate dalle sole candele prendiamo posto in saletta (il banco è affollatissimo) ed ordiniamo una “Nice Weather” 4.1%, una “Seduction” 5.2% della Dancing Duck Brewery ed una Marston Pedigree. Prima di prendere il treno che ci riconduce a Nottingham abbiamo ancora tempo per un’ultima pinta a Derby e così entriamo al “Victoria Inn” in Midland Place e una Doombar per me e Checco ed una John Smith per Denis. Riprendiamo il treno per Nottingham dove ad attenderci  troviamo una pioggia battente e così, visto che sono le 19, decidiamo di andare a cena e ritorniamo al Wetherspoon “The Roebuck Inn” in St. James’s street dove durante la
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The Roebuck Inn
colazione, avevamo adocchiato una serie di ottime Real Ale e così, per accompagnare un’ottima Chicken Caesar Salad, iniziamo con una “Ringwood Hold Thumper” 5.6% dal sapore fruttato e con una leggera dolcezza nel retrogusto; dato che noi preferiamo le amare, ci facciamo una “Ruddles County” 4.7% dal colore ambrato carico, quasi arancio, ma limpido, all’assaggio rivela subito un intenso gusto amaro che permane fino alla fine, veramente buona. Per chiudere la serata, sulla strada del rientro in albergo ci fermiamo al Royal Children in Castle Road dove è in corso una serata revival (sembra di essere al museo delle cere), le barmaids vanno a ritmo di
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The Nottingham Brewery
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Entrati la signora (Mel) richiude la porta e così il pub è tutto per noi e mentre ci serve 3 ottime “Rock Mild” di loro produzione chiediamo se è possibile visitare la birreria e Mel, gentilissima, ci accontenta dicendoci che non c’è il mastro birrario ma dato che il pub non è ancora aperto ci farà lei da guida. Si tratta proprio di una micro home brewery, infatti il tutto si risolve in un’unica stanza, da un lato la macinazione e la cottura e dall’altro la fermentazione, in fondo il settore di travaso nei cask (non abbiamo visto bottiglie). Completata la visita rientriamo nel locale per scoprire le altre specialità della casa, proseguiamo con una pinta di “Legend” 4% dal colore ambrato e con la prima birra prodotta a Nottingham la “Rock Bitter”, questa birra era stata fatta per gli operai della città ed è stata il precursore della India Pale Ale. Nel frattempo il pub è stato aperto ed inizia a popolarsi, noi continuiamo la nostra esplorazione con una “Extra Pale Ale” (EPA) 4.2% dal colore più pallido ma con un ottimo corpo ed un notevole retrogusto amaro che rende la nostra parlantina inglese molto più sciolta e così iniziamo a socializzare con i clienti (la cui età supera abbondantemente i 60) e  con loro chiaramente beviamo un’altra birra (questa volta bissiamo la “Legend”), sono ormai le 14.00 e visto che siamo ormai finiti un paio di volte dietro il banco, realizziamo che è meglio uscire a prendere aria e così, recuperati i nostri giubbotti e salutata Mel, ci incamminiamo per rientrare verso il centro. Sembra incredibile ma splende il sole e così ne approfittiamo per fare una piccola deviazione e svoltiamo per Alfreton Road e ci fermiamo al Brewery Tap della Blue Monkey “The Organ Grinder”, il locale, tutto tinto di blu, è abbastanza affollato e noi, come sempre, ci avviciniamo al banco ed ordiniamo 3 XB della Batemans (3.7%), imbracciate le nostre birre io e Checco saliamo al “Roof Top Garden” praticamente un beer garden sopra i tetti delle case, qui troviamo due personaggi tipici del posto, uno dei quali parla italiano e conosce l’Udinese! Ci intratteniamo qualche minuto con loro, poi scendiamo a recuperare Denis e riprendiamo la via per il centro.
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Lasciamo a malincuore la compagnia e ci rimettiamo in strada, questa volta ce la facciamo ad arrivare fino in centro senza altre tappe e ci fermiamo al “Cross Keys”; questo è un bel pub molto curato, pavimenti in legno chiaro e bancone in mogano a ferro di cavallo tempestato di spine e pompe di birra queste ultime tutte della Navigation Brewery di Nottingham.
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The Cross Keys
C’è anche una bellissima dining room, ma per noi è ancora presto per la cena così assieme all’ennesimo Pork Skratching, ci facciamo 3 “Classic IPA “ 4.8% dal sapore simile al biscotto (quindi per me ottima) ma anche con un bel retrogusto amaro come piace a noi. Dato che le due barmaid Nora e… Marion "ci fanno buono" prendiamo una “Perseus”, 4.1% una Ale dorata dall’aroma floreale e con un lieve sapore di agrumi freschi molto buona. Ci fermeremmo volentieri un altro po’ ma abbiamo un impegno: dobbiamo presentarci al “Bell Inn”
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per dare il nostro contributo alla raccolta fondi per la ricerca contro il cancro al seno. Entriamo a fatica, il pub è stracolmo di gente, ma a forza di sgomitare raggiungiamo il banco e, dopo aver acquistato 3 biglietti per una non ben chiara lotteria, riusciamo a prenderci tre “Bell Inn” (in onore della prima serata) e, sempre a forza di gomiti (in tutti i sensi) ci avviciniamo al palco dove suona un bel gruppo di persone e dove vendono, sempre per beneficenza, dei dolcetti a forma di seno. Il ritmo dei “giggs” infuria e, mentre io mi dedico ai dolci, Denis, procuratisi due cucchiai, si getta nella mischia ed inizia a suonare e mentre Denis scucchiaia io e Checco teniamo il ritmo (di birre) e con qualche gesto dalla distanza riusciamo ad ordinare un paio (tre non siamo vigliacchi e dissetiamo anche il musicista) “Supreme Bitter” (5.2%) una birra, malgrado sia un po’ più alcolica delle altre, easy to drink e così, mentre alcuni degli Irlandesi si cimentano (molto bene) nella tipica “Irish Ceili Dance” ne beviamo ancora una assieme ad un paio di musicisti che stanno facendo pausa prima di uscire e dirigerci verso il solito Wheterspoon per la cena. Si è fatto tardi e ci rimane solamente il tempo per l’ultima birra che prendiamo al “Ye Old Salutation” una “Hobgoblin” 4.5% e poi tutti in busta. Siamo arrivati all’ultimo giorno quindi dopo la solita colazione andiamo a fare qualche acquisto da portare a casa alle nostre spose e così ci dirigiamo in un grande centro commerciale adiacente ad Old Market Square; l’operazione regali ci trattiene fino circa alle 10.30, usciamo dal centro dal lato di lower Parliament Street ed adocchiamo “The Old Dog and the Partridge”
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un bel pub con un lungo bancone all’ingresso  davanti al quale ci sono una mezza dozzina di tavolini ed al suo lato si apre una sala molto grande. Ci piazziamo al banco e con una Bombardier (ottima) in mano  e Cat Stevens in sottofondo, ci guardiamo in giro. Sembra proprio di essere in una delle nostre vecchie osterie: clienti pensionati seduti a gruppi che discutono animatamente della partita dell’Inghilterra, signore con la spesa che si prendono l’aperitivo ed avventori solitari con una pinta di Hobgoblin a fianco. Usciti dal pub ci dirigiamo in albergo per ritirare i bagagli, da lì ci dirigiamo in St. James Street dove, di fronte al Wheterspoon, si trova il “Malt Cross”.
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The Malt Cross
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Il pub è splendido: pavimento in cedro, e divanetti e poltrone in pelle che circondano dei tavolini in legno bassi. Prendiamo posto in uno di questi e, assieme alle ormai solite pork skratching ci prendiamo una “Dark ale” ed una “Buckeye” entrambe della “Rooster Brewery”,( birrificio che da quest’anno collabora con il “Birrificio Italiano” di Agostino Arioli.) con la macchina fotografica, e la pinta, in mano salgo al piano superiore del pub dove ci sono altri tavolini ed anche una sala da ballo (stile quella del film Shall we dance), fatta qualche foto ritorno dai miei compagni di merende e sprofondo in una delle comodissime poltrone. Terminata la birra ci alziamo ed andiamo a pranzo al “Ye olde trip do Jerusalem” fish and chips per tutti innaffiati da
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una “Lord Marples” della Thornbridge Brewery 4%; Ale dal colore ramato con note floreali, lieve gusto di biscotto e ottimo amaro finale. Per l’ultima birra di Nottingham ci dirigiamo verso il canale e precisamente in Wilford Street al Navigation. Il pub sembra meno accogliente degli altri, ampissima sala con un lungo bancone sul quale spuntano 12 pompe ed una mezza dozzina di spine. Non c’è che l’imbarazzo della scelta ma purtroppo abbiamo ancora mezz’oretta a disposizione e così optiamo per una Brakspear Oxford Gold 4%, ale dorata con ottimo corpo e discreto amaro.
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The Bell Inn
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The Organ Grinder
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The Old Dog and the Partridge
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Ye Olde Trip to Jerusalem
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The Navigation
Siamo all'epilogo e con la nostra pinta saldamente in pugno, guardiamo fuori dalla finestra dove c'è il nostro taxi che ci attende per portarci all'aereoporto e così innalziamo i calici per dedicare questo ultimo brindisi alla città di Robin Hood e soprattutto ai suoi strepitosi pubs !
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